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FILM | LINEA PSICOLOGO

7 ANIME
Genere: Drammatico. Cast: Will Smith, Rosario Dawson. Regia: Gabriele Muccino. 2008.
È molto profondo, intenso e coinvolgente. La dinamica motrice del film è il senso di colpa, attorno al quale ruotano coraggio, sensibilità, solidarietà e amore. Benché sia presente la tematica della morte, è un inno alla vita.

A BEAUTIFUL MIND
Genere: Drammatico, Biografico. Cast: Russel Crowe, Jennifer Connelly. Regia: Ron Howard. 2001.
Narra la vera storia di John Nash, fisico e matematico vincitore del premio Nobel per l’Economia nel 1994. Il film profondo, affascinante, a tratti commovente, che esplora la vita dello scienziato, influenzata dalla Schizofrenia e dalle conseguenti implicazioni, sotto vari aspetti (relazioni sociali, ambito professionale, interiore e umano) e in modo sufficientemente fedele.

AFTER EARTH
Genere: Fantascienza, Azione, Avventura. Cast: Will Smith, Jayden Smith. Regia: M. Night Shyamalan. 2013.
Ho scelto di inserire questo film perché tratta, in modo alquanto originale, il tema della paura, nonché l’altra faccia della stessa medaglia: il coraggio.

ALTA TENSIONE
Genere: Horror. Cast: Cécile De France, Maiwenn Le Besco. Regia: Alexandre Aja. 2003.
Premetto che è un horror splatter, pertanto è consigliato soltanto a chi ha lo stomaco forte…e, al contempo, desidera approfondire un buon film sullo Sdoppiamento di Personalità in una personalità omicida.
EVILENKO – Il comunista che mangiava i bambini
Genere: Drammatico. Cast: Malcom McDowell, Marton Csokas. Regia: David Grieco. 2004.
Film tratto dall’omonimo romanzo dello stesso Grieco. Narra la vita criminale di Andrej Romanovic Chikatilo, noto come il “Mostro di Rostov”, serial killer sessuale che ha seminato il panico nell’Unione Sovietica tra gli anni ’70 e l’inizio degli anni ’90. Ha violentato e ucciso 55 persone (donne e bambini di entrambi i sessi). È stato giustiziato nel 1994.
È una riproduzione abbastanza fedele della realtà dei fatti e non contiene scene esplicite né di sesso né di violenza. Da un punto di vista clinico, il serial killer in questione è sadico, cannibale, pedofilo, paranoico, soffre di impotenza ed è governato da fantasie sessuali e di onnipotenza. È quindi un film molto interessante per tutti gli amanti della psicologia criminale.
FEED
Genere: Thriller. Cast: Patrick Thompson, Alex O’Loughlin, Gabby Millgate. Regia: Brett Leonard. 2005.
Consigliato esclusivamente ad un pubblico adulto.
L’investigatore Philip scopre su internet un sito sospetto chiamato “Feeders & Gainers”. Viene così a conoscenza di un perverso gioco telematico in cui i protagonisti adescano in rete vittime innocenti allo scopo di soggiogarle psicologicamente e fisicamente obbligandole ad ingerire enormi quantità di cibo in poco tempo, scommettendo poi sul giorno e sull’ora esatta della loro morte. Per porre fine a questo orrore, Philip dovrà addentrarsi in un mondo composto da persone apparentemente normali che in realtà nascondono segreti inimmaginabili.
È un film estremamente crudo ed agghiacciante, per molti versi scioccante, che mostra ampiamente vari aspetti perversi dell’animo umano riguardanti un’ampia gamma di sfaccettature, attinenti alle sfere dell’autostima, della concezione di bellezza, dell’amore malsano, della parafilia come fetish più sconcertante, della dipendenza fisica e psicologica dall’altro e, dall’altra parte, del senso del potere, di dominazione e di sadismo sia fisici che mentali.

FIGHT CLUB
Genere: Drammatico. Cast: Edward Norton, Brad Pitt. Regia: David Fincher. 1999.
Uno yuppie frustrato dalla vita moderna, insonne, ansioso, depresso e schiavo del consumismo incontra l’uomo del suo destino, Tyler Durden. Tra i due nasce un affiatato e grottesco rapporto che dà vita al Fight Club, un circolo segreto i cui membri svolgono violenti combattimenti tra loro, “liberatori” ed “illuminanti”.
È un film cult che comunica valori condivisibili o meno ma in ogni caso forti ed in modo estremo, tanto travolgente e inquietante quanto rivelatore e scioccante, in cui il protagonista soffre di Disturbo Dissociativo dell’Identità, analogamente noto come Disturbo di Personalità Multipla.

FIVE FINGERS
Genere: Thriller. Cast: Laurence Fishburne, Ryan Phillippe. Regia: Laurence Malkin. 2006.
Martijn, un giovane pianista olandese giunto in Marocco per collaborare con un’organizzazione umanitaria, viene rapito da un gruppo di terroristi. Ahmat, il suo rapitore, lo costringe ad un gioco perverso: una partita a scacchi con una posta in gioco altissima. Vincere è l’unico modo per comprendere i motivi del suo rapimento. Perdere implica l’amputazione delle dita della mano, una per volta. Ma cosa vuole davvero Ahmat? E chi è davvero Martijn?
È un film compatto, avvincente, ricco di suspance e centrato sulla complessa psicologia dei protagonisti. Il regista, con intelligenza ed originalità, esplora una tematica più attuale che mai e (purtroppo) ormai comune a tutti: il terrorismo (e conseguentemente l’antiterrorismo); ed è molto abile nel confondere lo spettatore sui ruoli di vittima e di carnefice, nonché su “chi tradisce chi”…portandolo a riflettere su molteplici sfumature politiche, economiche, sociali e soprattutto morali.
HARD CANDY
Genere: Thriller, Drammatico. Cast: Ellen Page, Patrick Wilson. Regia: David Slade. 2005.
Film consigliato solo ad un pubblico adulto.
Il piccolo colpo di genio dello sceneggiatore consiste nell’aver trasposto in una storia di sexploitation un’adolescente carnefice ed aver introdotto nel genere un tema che immediatamente scatena dibattiti e polemiche, fino all’esasperazione, vista quanta carica emotiva trascinano con sé certi delitti: la pedofilia.
La parola chiave è sovversione. Innanzitutto sovversione dei ruoli.
Jeff è un trentenne oltremodo affascinante, con il sorriso lucente del bel Patrick Wilson. È un fotografo professionista, ma i suoi soggetti preferiti sono le ragazze adolescenti. Hailey è una 14enne impavida interpretata da una sorprendente ed inquietante Ellen Page.
Il film è strutturato come un continuo gioco di ribaltamento di prospettive, di sovversioni, appunto, che sbattono i pensieri dello spettatore da una posizione all’altra impedendogli di costruirsi un’opinione univoca sugli eventi del film.
Se il personaggio di Patrick Wilson viene composto pezzo per pezzo ad ogni battuta, quello di Ellen Page sfuma progressivamente fino a diventare un’incognita, una sedicente metafora di ogni vittima che si è arrogata il ruolo di punitrice indefessa. In questo suo agire, perde personalità ed umanità, riducendosi, pur nella sua genialità nel manipolare la psiche altrui, ad un’arma di distruzione programmata per un solo ed unico scopo. E la sua freddezza atterrisce, perché non è quella comprensibile di una vittima che brucia di rancore, ma quella di un folle che brama sangue, non prima di aver martoriato la sua preda mostrandole tutto l’orrore che nasconde dietro una ammaliante facciata.
La pellicola descrive in modo compiuto proprio l’impossibilità di trovare una soluzione equilibrata, civile, sensata e scevra di emotività al problema della pedofilia. Ma soprattutto lo strascico di dolore che lasciano certi atti, che neppure la punizione peggiore riuscirà a lavare via.
Non propone soluzioni: le presenta tutte, in modo cinico e dissacrante; e grazie alla bravura del regista non è facile parteggiare per l’uno o l’altro dei protagonisti, poiché il film si arricchisce gradualmente di molteplici dettagli e punti di vista. La scelta del protagonista di assumersi o meno la responsabilità delle proprie azioni comporterà un determinato finale.
https://lennynero.wordpress.com/2007/09/26/hard-candy/
Ad ogni modo, è un film tanto brillante quanto duro, teso e vibrante, caratterizzato da un continuo duello fisico e psicologico, che in certi momenti lascia lo spettatore con il fiato sospeso, Pone riflessioni non solo sui due temi precedentemente proposti ma anche sul confine tra bene e male, nonché tra giusto e sbagliato.
IL MERCANTE DI VENEZIA
Genere: Drammatico. Cast: Al Pacino, Jeremy Irons, Joseph Fiennes, Lynn Collins. Regia: Michael Radford. 2004.
Tratto dall’omonima opera di William Shakespeare.
Per poter corteggiare degnamente la bella Porzia, il nobile Bassanio deve chiedere un prestito ad Antonio, ricco mercante di Venezia. Antonio deve però a sua volta farsi prestare il denaro dall’usuraio ebreo Shylock che, come pegno per la restituzione della cifra, stipula un contratto che prevede come penale l’incredibile condizione di prelevare una libbra di carne dal corpo del debitore.
Il tema conduttore di tutto il film è l’antisemitismo, che nel Settecento dilagava a Venezia e in tutta Europa, dal quale si diramano varie dinamiche, molte delle quali interconnesse tra loro e caratterizzate da sentimenti anche antitetici: l’intolleranza (sia sociale che individuale) verso il prossimo e la non accettazione per l’altrui alterità, che generano odio e vendetta; l’amicizia, la lealtà, l’amore, il perdono, la compassione e la clemenza. Infine, la distinzione tra l’essere giusti e l’essere giustizieri. Il film insegna che comunque, quando vi è negazione del dialogo e della tolleranza, non vi sono vincitori, ma solo uomini reciprocamente sconfitti.

INCEPTION
Genere: Drammatico. Cast: Leonardo DiCaprio, Ken Watanabe, Joseph Gordon-Levitt, Marion Cotillard, Ellen Page. Regia: Christopher Nolan. 2010.
Dom Cobb è un abilissimo ladro, il migliore al mondo quando si tratta della pericolosa arte dell’estrazione: ovvero il furto di preziosi segreti dal profondo del subconscio mentre si sogna, quando la mente è al massimo della sua vulnerabilità. Le sue abilità ne hanno fatto un giocatore di primo piano nel pericoloso mondo dello spionaggio industriale, ma anche un fuggitivo ricercato in tutto il mondo. Ora Cobb ha una chance di redenzione, ma solo se riuscirà a rendere possibile l’impossibile.
È un viaggio molto affascinante ed intrigante, nonché complesso, in quanto indaga nelle profondità e nelle dinamiche dell’inconscio e dei sogni, che ne sono la più eclatante ed intensa espressione. Mette in luce vari aspetti che lo riguardano: funzionamento, potenzialità, speranze, paure e pericoli che si celano all’interno di esso, suscitando nello spettatore riflessioni ed intense emozioni.
Idea molto originale e coinvolgente, regia ed interpretazioni di primo livello, effetti speciali ottimi ed accurati.

INTO THE WILD
Genere: Drammatico, Avventura, Biografico. Cast: Emile Hirsch. Regia: Sean Penn. 2007.
Nell’America dei grandi spazi, dall’Arizona al Pacifico, dal Grand Canyon all’Alaska, la vera storia di un giovane anticonformista che sceglie di vivere un’esistenza o the road, fino all’isolamento più assoluto.
A partire dal best-seller di Jon Krakauer “Nelle Terre Estreme”, Sean Penn ripercorre tutte le tappe del viaggio di Christopher McCandless nella sua costante ricerca della libertà non solo fisica ma anche interiore, della felicità e della verità. Mi ha notevolmente emozionato e ho ammirato il protagonista in quanto ha il consapevole coraggio per ripudiare una società fondata su valori materiali anziché morali, sul successo economico e sul potere; ma soprattutto, egli mostra un animo nobile ed una profonda capacità di stupirsi per le meraviglie del mondo e persino per i dettagli più piccoli e “semplici” (ma non per questo meno meravigliosi e preziosi) della natura. Egli compie così un viaggio avventuroso, alla scoperta del significato della vita, e in modo particolare di se stesso e della propria identità, che non può lasciare indifferenti e non coinvolgere almeno una parte di ognuno di noi…e che ci fa sicuramente riflettere, immedesimare e, forse…addirittura sognare.
K-PAX
Genere: Drammatico. Cast: Kevin Spacey, Jeff Bridges. Regia: Iain Softley. 2001.
In un ospedale psichiatrico viene condotto un certo Prot, un uomo tranquillo che afferma di essere un alieno proveniente da K-PAX. Il dottor Powell, che lo prende in cura, è sicuro di ricondurlo alla ragione; ma quando scopre che il sedicente alieno possiede delle conoscenze che mettono in crisi un gruppo di affermati astronomi, comincia a dubitare delle proprie convinzioni.
È un film dolce, coinvolgente, leggero ma al contempo emotivamente intenso che mette in discussione molti stereotipi. Fa comprendere come molto di tutto ciò su cui l’uomo si basa e che considera dogmi, come per esempio leggi e conoscenze sia mediche che scientifiche, in realtà possono e devono essere accettate con riserve e pertanto con spirito critico ed umiltà, poiché nulla è vero in senso assoluto ma solo fino a prova contraria in quanto la nostra conoscenza del mondo è, per quanto sempre più ampia, pur sempre limitata. Inoltre, sempre a proposito di stereotipi, mostra il “malato” mentale in una prospettiva umana, e quindi terapeutica, diversa da quella convenzionale, contemplando il benessere come risultato dell’armonia triadica tra corpo-mente-anima. Infine, l’ho notevolmente apprezzato perché sebbene su K-PAX vi sia una società perfetta, senza violenza e sentimenti (negativi), è proprio la presenza dei sentimenti negli esseri umani a rendere speciali i legami che si instaurano fra di essi, considerandoli perciò (nel bene e nel male) imprescindibili.

KILLING SEASON
Genere: Azione, Drammatico. Cast: Robert De Niro, John Travolta. Regia: Mark Steven Johnson. 2014.
È un film dotato di un certo humour, e a tratti anche commovente. Travolta arriva in America, dove vive De Niro, per porre fine a cose da quest’ultimo direttamente e indirettamente commesse contro di lui e la sua gente. Vuole che lui lo ammetta, e tutto il film è incentrato su questo. Benché esso sia ambientato ai giorni nostri, lo sfondo è la guerra nell’ex Jugoslavia tra Bosnia e Serbia, e gli atti che si sono compiuti in essa.
È un film sulla pazzia e sull’assurdità della guerra; su traumi che la vita talvolta comporta; su come si può reagire rispetto ad essi e su come chiunque, posto in certe situazioni, sia capace di commettere un atto criminale, facendo poi i conti con se stesso…prima che con gli altri. I protagonisti rappresentano il peggio di una guerra (i crimini contro l’umanità). Sono degli uomini fondamentalmente buoni, che tuttavia si sono identificati con dei guerrafondai, compromettendo così la propria integrità commettendo atti che normalmente non avrebbero compiuto. Entrambi si rendono conto che qualsiasi azione compiano, sono comunque dei perdenti. Forse è proprio questa nuova consapevolezza, che può costituire una sorta di riscatto per entrambi…
L’URLO DELL’ODIO
Genere: Drammatico, Avventura. Cast: Robert De Niro, Alec Baldwin. Regia: Lee Tamahori. 1997.
Un aereo si schianta in mezzo ad una zona selvaggia e gelida dell’Alaska. Ha inizio così una brutale lotta per la sopravvivenza tra l’intellettuale miliardario Charles Morse (Antony Hopkins) e Robert Green (Alec baldwin), un fotografo di moda estremamente sicuro di sè. Ben presto, però, entrambi si rendono conto che il pericolo maggiore non deriva dalla natura avversa ma nella capacità dell’uomo di far paura, tradire e, addirittura, uccidere.
Questo film è un’avventura che logora i nervi, lacerante, ricca si azione e suspence. Mostra come nella vita siano importanti e necessarie alcune caratteristiche come la consapevolezza dell’animo umano e delle proprie capacità, coraggio, autocontrollo per far fronte alle difficoltà e umiltà per non sottovalutarle; e anche come, attraverso il perdono, si possono vivere con dignità e onore esperienze negative come il tradimento (nelle sue varie forme: di una moglie, ma anche di un amico), non solo verso se stessi ma anche verso gli altri. Il film presenta tutto ciò in situazioni particolari ed estreme che fanno emergere gli istinti primordiali tra cui quello di sopravvivenza, ma è un insegnamento anche per situazioni di vita quotidiana.

LA GUERRA DEI ROSES
Genere: Commedia. Cast: Michael Douglas, Kathleen Turner, Danny DeVito. Regia: Danny DeVito. 1989.
Un avvocato mette in guardia un cliente raccontandogli la storia di due coniugi che, all’inizio, sembrano i più felici di questo mondo, ma finiscono con l’odiarsi e desiderare la morte dell’altro. Danny De Vito dimostra con questo film che si può fare di una commedia un capolavoro. Già il titolo originale occhieggia ironicamente alla guerra delle due rose e di conflitto sanguinario si tratta veramente. Fino al termine della prima parte si crede di essere nel bel mezzo di una commedia hollywoodiana, anche se le carte in tavola sono già un po’ mischiate, ma ci si accorge ben presto che i due si odiano davvero e il finale non è per nulla consolatorio. Le migliori interpretazioni della carriera di Douglas e della Turner. Non adatto a chi crede nella famiglia e al lieto fine (www.mymovies.com).
Film molto piacevole e interessante dal punto di vista psicologico, in quanto mostra la graduale ma inesorabile escalation con la quale in un rapporto consolidato da anni anche solo un’apparente piccola disarmonia può causare rancore che degenera in rabbia e vendetta, trasformando così nel corso del tempo l’amore in odio. Interessante (e divertente) notare il modo in cui le differenti caratteristiche tra psicologia maschile e psicologia femminile concorrono alla formazione e allo sviluppo di tale processo comunicativo e relazionale.

LA RICERCA DELLA FELICITA’
Genere: Drammatico. Cast: Will Smith, Jayden Smith. Regia: Gabriele Muccino. 2006.
Tratto da una vera. Chris Garden è un padre di famiglia che fatica a sbarcare il lunario. Nonostante i coraggiosi tentativi di tenere a galla il matrimonio e la vita familiare, la moglie, madre del piccolo Christopher di soli 5 anni, non riesce più a sopportare le pressioni dovute a tante privazioni e, incapace di gestire la situazione, decide di andarsene. Chris lotta con tutte le sue energie per tenere il bambino, nonostante non abbia più molto di che vivere mentre dinanzi a lui si prospettano 6 mesi come stagista non retribuito in una grandissima società di consulenza di borsa. Ma la situazione, già grave, peggiora: privato dello stipendio, insieme al figlio viene sfrattato dall’appartamento, così i due si vedono costretti a dormire nei ricoveri dei senza tetto, nelle stazioni degli autobus, nei bagni pubblici, ovunque trovino rifugio per la notte.
Questo film è particolarmente istruttivo perché insegna a non arrendersi mai di fronte alle difficoltà in apparenza insormontabili che la vita ci pone davanti; quando ci sembra che non vi sia via d’uscita, se tiriamo fuori la nostra forza di volontà e lottiamo con determinazione, attiviamo delle risorse interiori che talvolta non siamo nemmeno consapevoli di avere che ci consentono di superare situazioni-limite e di ottenere ciò che desideriamo. Dà inoltre una lezione di vita sulla libertà e l’indipendenza interiori, in quanto non dobbiamo farci influenzare dal giudizio degli altri perché altrimenti ci precludiamo a priori delle possibilità: le possibilità di essere e di fare ciò che desideriamo, di realizzarci, solo perché secondo altre persone non ne siamo in grado.

LEI
Genere: Commedia. Cast: Joachin Phoenix. Regia: Spike Jonze. 2013.
Theodore è impiegato di una compagnia che attraverso internet scrive lettere per conto di altri. Da quando si è separato non riesce a rifarsi una vita e pensa costantemente alla sua ex moglie. Quando acquista una nuova generazione di intelligenza artificiale, intreccia con essa una relazione complessa fino ad innamorarsene.
Fondamentalmente tratta una storia d’amore, sicuramente originale considerando il contesto, in cui l’uomo nella propria solitudine interiore e relazionale si specchia nella tecnologia e ne riceve di rimando il riflesso di se stesso, delle proprie emozioni, dei propri sentimenti, rendendone sempre più labili la distinzione emotiva e i confini tra reale e irreale.

LOVERBOY
Genere: Melodramma. Cast: Kyra Sedgwick, Campbell Scott, Sandra Bullock, Kevin Bacon, Marisa Tomei. Regia: Kevin Bacon. 2005.
Emily, single trentenne, vuole a tutti i costi avere un figlio. Non un figlio normale, bensì un figlio speciale e solo suo. Lo cresce senza padre e come un essere speciale, unico al mondo. Il rapporto tra lei e il piccolo Paul diventa sempre più morboso: Emily non vuole condividere l’affetto e le attenzioni del figlio con gli altri, e crede di potergli dare ed insegnare lei tutto cò di cui lui ha bisogno. Quando lui le chiede di poter andare a scuola come tutti i bambini suoi coetanei, la situazione gradualmente degenera nel dramma.
Nel film viene mostrato un attaccamento patologico morboso, simbiotico e unilaterale (poiché solo da parte della madre), in cui il bambino viene assiduamente iperprotetto ed isolato (è presente anche una forma di ipercuria) allo scopo di preservare un legame unico ed esclusivo isolandolo da ogni contesto ed interazione sociale finché, quando il corso della crescita rende impossibile evitarla, si giunge inesorabilmente alla tragedia. È un emblematico esempio di amore ossessivo e possessivo che sconfina dagli schemi classici (tra partner) in quando avviene tra madre e figlio.
MISERY NON DEVE MORIRE
Genere: Horror. Cast: James Caan, Kathy Bates. Regia: Rob Reiner. 1990.
Film tratto da un celebre romanzo di Stephen King. Paul è uno scrittore divenuto famoso grazie ad una serie di romanzi da lui creati, la cui protagonista è una donna: Misery. Un giorno, Paul ha un incidente d’auto e viene casualmente soccorso da un’infermiera sua grande ammiratrice, Annie, la quale lo porta a casa propria per prendersene cura. La donna appare molto amorevole, ma quando scopre che lo scrittore ha intenzione di far morire Misery emerge la sua vera personalità malata, costringendo l’uomo, con forme di violenza sempre più forti, a riscriverne il finale letterario.
È un film costantemente accompagnato da un’atmosfera carica di tensione emotiva. Particolarmente interessante, dal punto di vista psicologico, è il progressivo emergere della personalità psicopatologica di Annie: inizialmente appare una persona normale e positiva, ma in poco tempo ne emergono con sempre maggior impeto le caratteristiche deliranti, ossessive, paranoiche e schizofreniche derivanti da un discernimento della realtà inquietantemente labile.

MONSTER
Genere: Drammatico Biografico. Cast: Charlize Theron, Cristina Ricci. Regia: Patty Jenkins. 2003.
È la vera storia di Aileen Wuornos, la prostituta americana che all’inizio degli anni ’90 del XX° secolo ha ucciso 7 uomini, prima di essere giustiziata in Florida nel 2002, ed è stata erroneamente definita dai mass media “la prima donna serial killer”. In realtà, semmai, la Wournos è la prima serial killer di sesso femminile ad aver utilizzato modalità predatorie maschili per adescare e uccidere le vittime. Infatti solitamente, secondo gli studi condotti dall’FBI, gli uomini uccidono in maniera più cruenta, con sadismo e, spesso, con perversioni sessuali; al contrario, la donna uccide in maniera più “asettica”, non di rado utilizzando il veleno, evitando lo scontro fisico, e senza infierire sui cadaveri.
È un film molto interessante per tutti gli appassionati di criminologia in quanto, oltre ad essere un caso seriale atipico nella storia (come appena spiegato), mette in luce in modo esauriente i processi di formazione della donna serial killer e il relativo Effetto Tornado di Schurman-Kauflin che li caratterizza, considerando pertanto, in modo lucido e imparziale, anche l’aspetto umano.

MULHOLLAND DRIVE
Genere: Thriller Drammatico. Cast: Laura Harring, Naomi Watts. Regia: David Lynch. 2001.
Rita, unica sopravvissuta a un incidente d’auto, perde la memoria. In evidente stato di shock, si introduce furtivamente in una lussuosa villa, nella quale conosce la nipote della proprietaria, Betty. Quest’ultima decide di aiutare Rita a far luce sulla sua amnesia, in un susseguirsi di colpi di scena in cui niente è come sembra.
Una costante alternanza tra allucinazione e realtà, tra vissuto e psicosi, amore e odio, sensi di colpa e fallimento, che promuovono una dissociazione dell’Io e della realtà. Enigmatico, disturbante, e al contempo affascinante.
Visione consigliata ad un pubblico adulto.
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